L’inizio

English version.

Tutto ebbe inizio il 28 Ottobre 2014 quando alle 23:22 arrivò una mail da Y Combinator: “Thank you for applying to Y Combinator. Your application looks promising and we’d like to meet you in person. Please go here to read how interviews work and sign up for a slot…“. Avevamo completato l’apply alla loro sessione Winter 2015 da una paio di settimane e ci avevano appena detto che si, ci aspettavano a San Francisco per una interview.

La prima cosa che feci fu quella di svegliare Daniele nel cuore della notte per dargli la notizia (in realtà gli ho detto non che ci avevano presi ;-). Parlammo subito di quanto fossero minime le probabilità di passare questo step e di quello che poteva rappresentare per noi. (Sembra che da Agosto ad Ottobre l’apply di YC avesse ricevuto 3 richieste al minuto).

Iniziai subito con il prenotare lo slot per l’interview: Lunedì 17 Novembre ore 12:00. A me il 17 è sempre piaciuto.

Era il nostro primo apply da quando avevamo iniziato l’avventura di Creo e subito eravamo stati accettati per un’interview con il più famoso incubator del mondo, un gran bell’inizio pensai… così come pensai che fosse quasi scontata la scelta vista la portata di quello che stavamo facendo. In fin dei conti Creo era un progetto tecnologicamente straordinario ed avevamo raggiunto dei risultati impensabili… chi poteva aver sviluppato un nuovo linguaggio di programmazione multipiattaforma? Chi poteva aver riscritto da zero un sistema operativo mobile come lo UIKit? Chi poteva avere un prodotto come il nostro? Nessuno, probabilmente nessuno al mondo… e se la scelta di Y Combinator fosse stata dettata dal prodotto allora era cosa fatta.

L’idea

Ho lavorato in Texas per Xojo Inc. (was REAL Software) per quasi 4 anni e mi sono reso conto di quanto sia importante trovare un modo per dare la possibilità al maggior numero di persone possibili di sviluppare le loro idee. Xojo ci ha provato con un prodotto che dimostra la sua età e credo che l’idea originale di Creo sia nata proprio durante quel periodo. L’architettura di base che non richiedeva lo sviluppo di giganteschi framework la proposi al CEO di Xojo ma in quel periodo l’azienda era focalizzata verso altri obiettivi. La mia proposta quindi venne accantonata. Appena tornato in Italia però mi misi quasi subito al lavoro per cercare finanziatori disposti ad aiutarmi nella sua realizzazione.

Il prodotto vale zero

Credo che l’errore più grande sia stato pensare che l’essere riusciti a realizzare un prodotto fuori dal comune (o un prototipo avanzato come nel nostro caso) potesse in qualche modo offrirci un vantaggio nei confronti delle mille altre idee presentate a Y Combinator. Niente di più sbagliato.

Y Combinator è nato per un solo ed unico scopo: fare soldi. Non sono ne un ente benefico ne un fondo che vuole aiutare lo sviluppo di nuove idee… loro vogliono solo fare soldi e lo fanno mediante la matematica e l’enorme network di conoscenze che hanno in Silicon Valley.

Si legge spesso che il credo da seguire per ogni startup sia quello di “Fail Fast, Fail Often, Fail Forward” e per YC è quasi un dogma, l’avere un prototipo funzionante nel più breve tempo possibile conta quasi di più che l’avere un prodotto. Partono dal presupposto che non si possa essere sicuri di quello che la gente veramente vuole e bisogna quindi essere pronti a cambiamenti rapidi ed anche bruschi sia nel modello di business che nel prodotto stesso. Questa regola d’oro però non sempre può essere soddisfatta, sopratutto con un software così complesso come Creo. Alla fine questa cosa dei tempi di sviluppo ci ha parecchio penalizzati ai loro occhi.

La matematica

Y Combinator si rende conto di avere una sola risorsa limitata: gli uomini che ha a disposizione nel suo team per analizzare le migliaia di idee che gli vengono sottoposte. Deve quindi cercare di razionalizzare il processo di scelta che può apparire quasi brutale nella sua implementazione pratica.

Cinque giorni dedicati alle interview (da Giovedì a Lunedì, Sabato e Domenica comprese), circa 8 ore al giorno, 5 stanze ognuna con almeno 3 membri di Y Combinator, 10 minuti di interview (con il conto alla rovescia, quindi sono 10 minuti effettivi) più 5 minuti riservati al team di ogni stanza per prendere una prima decisione. Se si fanno i conti ogni stanza analizza circa 30 progetti al giorno (pausa pranzo inclusa), che per 5 stanze, per 5 giorni fa circa 750 progetti da analizzare per ogni sessione. Quanti ne vengono effettivamente presi? Non c’è un numero prestabilito, i soldi sono per loro una risorsa che considerano illimitata, quindi non hanno dei budget da rispettare e non offre alcun vantaggio il fatto di farsi intervistare i primi giorni piuttosto che gli ultimi… l’unica cosa che conta per loro è il modello di business… mi ripeto di nuovo qui: il prodotto ha valore zero.

La Silicon Valley

Io e Daniele arrivammo a San Francisco Sabato 15 Novembre verso le 23 per cui la cosa più sensata da fare era prenderci un hotel vicino all’aeroporto. Ne abbiamo trovato uno molto carino, distante un miglio dall’areoporto e molto vicino anche a Caltrain che è il modo più semplice e veloce per arrivare nel cuore della Silicon Valley. Il primo e l’ultimo giorno abbiamo quindi prenotato al Westin San Francisco Airport che si affaccia proprio sulla baia ed offre panorami e tramonti da perdere il fiato.

Per il nostro soggiorno a Mountain View invece abbiamo optato per un hotel non troppo caro ma che avesse due requisiti essenziali, WiFi in camera veloce e gratuito (la Lega Nerd sarebbe fiera di noi) e la vicinanza ad uno Starbucks. Mountain View e la Silicon Valley in generale sono molto care ed un hotel decente può tranquillamente arrivare a $300 a notte, il Super 8 Mountain View ci è sembrato un ottimo compromesso e sopratutto era vicino al 335 Pioneer Way (la sede di Y Combinator):

335PioneerWay

Arrivati a Mountain View la domenica (un giorno prima dell’intervista) decidemmo subito di andare in esplorazione per la città e quindi ci siamo fatti una passeggiata fino a Y Combinator dove erano in corso le interview del 16 Novembre. Entrati negli uffici (spogli e trasandati in puro stile “società con partecipazioni del valore di 30 bilioni di dollari”) abbiamo iniziato subito a parlare con i vari gruppi in attesa dell’interview… e c’era davvero di tutto. Dai sistemi di pagamento, ai robot stile lego, dal singolo nerd con un PC a fosfori verdi a ragazzi che avevano fatto l’apply talmente tante volte che quasi ne avevano perso il conto.

YCombiatorOffice

Un ragazzo mi ha spiegato che Y Combinator in passato è stata molto criticata per il fatto che prendesse pochissimi stranieri ed io ho ribadito che in questo senso gli Americani sono molto avvantaggiati rispetto ai ragazzi di altre parti del mondo… mi ha risposto che per stranieri intendeva chi non abita a San Francisco. La cosa mi ha divertito ma anche un po’ spaventato a dire il vero.

L’interview Day

Come ogni giorno, io e Daniele iniziavamo a scriverci messaggi verso le 4.30 del mattino e ci davamo appuntamento alle 7 allo Starbucks. Io avevo già deciso di andare a correre per sciogliere la tensione mentre Daniele si sarebbe fatto una bella passeggiata, l’appuntamento era qualche miglio più avanti al quartier generale di Google… per poi farci una bella doccia e dirigerci verso le 11 a Y Combinator.

Davanti ad una tazza di Caffè Mocha ripassammo un po’ gli argomenti su cui ci eravamo preparati, che erano un po’ le domande tipiche che Y Combinator fa durante le interview, domande quali “qual’è il vostro mercato”, “come sapete che le persone hanno bisogno del vostro prodotto”, “che cosa avete voi che altri non hanno”… le avevamo raccolte leggendo i vari blog e nelle FAQ del loro sito. Alla fine ne abbiamo raccolto circa 20 di significative e sono elencate alla fine di questo articolo.

Arrivati a Y Combinator ci dicono che siamo nell’edificio 2. Edificio 2? Esiste un edificio 2??? Si esiste ed è di fronte alla sede principale, un edificio più piccolo con una reception, una grossa sala comune dove i ragazzi attendono l’interview e stanze molto piccole dove queste avvengono.

Y Combinator Building 2

La nostra interview è slittata di circa mezz’ora, mezz’ora nella quale l’agitazione un po’ si è fatta sentire, mezz’ora nella quale abbiamo parlato con Anna e Rustem (ragazzi Austriaci fondatori di Robo), mezz’ora nella quale due ragazzi dai tratti orientali sono usciti da una delle stanze con un cervello di gelatina in mano… ancora oggi mi chiedo che cosa fosse.

Poi ci chiamano, tocca a noi. Una rapida occhiata tra me e Daniele per capire che avevamo la situazione in pugno (sono chiaramente ironico qui). Entrati nella stanza ci troviamo di fronte tre ragazzi giovani, poco più che ventenni… due di loro sono gregari e lo si nota subito, uno invece, quello che conduce il gioco e che ti interrompe sempre per far andare il discorso dove gli interessa è diciamo “quasi” amichevole… ma 10 minuti sono pochi e bisogna ottimizzarli.

La prima impressione è quella di un esame universtario, una roba tipo “Metodi Matematici per l’Ingegneria” che ancora mi sveglio di notte pensando di non averlo passato. Personalmente mi sarei aspettato che ci chiedessero un po’ del progetto, invece a parte una rapidissima domanda sul che cosa facciamo, il prodotto praticamente non è più stato menzionato. La cosa che più ci ha lasciati spiazzati era che sembrava che nemmeno avessero letto il nostro apply, dove spiegavamo per filo e per segno quello che avevamo realizzato, con tanto di video e di demo come da loro richiesto.

Comunque sia, in sintesi la nostra interview è stata più o meno questa:

Loro: Buongiorno ragazzi, allora cosa fate?
Noi: In parole povere un’app che crea le app. Abbiamo sviluppato un nuovo linguaggio di programmazione con una virtual machine ed abbiamo riscritto da zero un sistema operativo mobile il tutto esposto tramite un’applicazione desktop che rende incredibilmente veloce e semplice lo sviluppo di applicazioni mobile multipiattaforma. I tempi di sviluppo si riducono da settimane e mesi ad ore o giorni.
Loro: Ma ci sono già altre cose simili. Ad esempio…
Noi: No aspetta quelle sono soluzioni web che mascherano un’app tramite un sito, non si può fare nulla di professionale e performante con javascript ed il web.
Loro: Ma perché dovrei usare la vostra soluzione anziché usare Xcode?
Noi: Xcode? (Ma avete letto il nostro apply?) … quelle sono soluzioni che possono essere usate solo da sviluppatori professionisti, il nostro software è per tutti, anche per chi non è uno sviluppatore.
Loro: OK ma ci sono già cose simili, perché non dovrei installare Eclipse?
Noi: (Eclipse Santo Dio, hai detto Eclipse??) Come ti dicevo il nostro ambiente di sviluppo è pensato per essere semplice da usare, con il drag and drop si può praticamente fare tutto e tutte le attività più complesse come i binding o la logica di navigazione o le animazioni sono esposte tramite un’interfaccia grafica molto semplice ed intuitiva.
Io a questo punto penso: (Ma avere visto qualcosa di quello che vi abbiamo mandato?)
Loro: OK, quanti utenti avete?
Noi: Ancora nessuno, non siamo ancora sul mercato. (L’avevamo scritto nell’apply).
Loro: Ci state mettendo molto però a sviluppare quest’applicazione.
Noi: Non è solo un’applicazione, ma è un compilatore, una virtual machine, un nuovo linguaggio ed anche un sistema operativo mobile.
Loro: Quanti utenti stanno usando la vostra app?
Noi: Non siamo ancora sul mercato per cui l’abbiamo data solo ad alcuni sviluppatori e designer nostri collaboratori.
Loro: Quante app hanno sviluppatore con il vostro software?
Noi: Come dicevo e come ho chiaramente scritto, siamo ancora in pre-beta per cui hanno solo sviluppatore delle app di test per uso interno, niente ancora sul mercato.
Loro: OK ragazzi i 10 minuti sono finiti.
Noi: Veramente noi avevamo anche una demo da mostrarvi.
Loro: Ah OK si fate vedere.
Noi: 30 secondi di demo
Loro: Ragazzi è impressionante quello che avete sviluppato.
Loro: Ciao ragazzi e grazie per essere venuti fino a qui.

Il seguito

Siamo usciti dall’interview frastornati… ne io ne Daniele avevamo voglia di parlare. La mia impressione era che fosse stato un autentico disastro… due anni di lavoro, due anni a combattere contro un’idea che sembrava irrealizzabile ed ora in 10 minuti nemmeno si erano presi la briga di capire che cosa avessimo tra le mani. Abbiamo mangiato un hamburger, siamo tornati in albergo ed io mi ricordo solo di aver dormito fino al giorno dopo.

Se si è presi nel programma di Y Combinator si riceve una telefonata da uno dei membri del team, se invece le cose non vanno bene si riceve una mail con una breve spiegazione del perché non si è stati presi.

Mi sono svegliato verso mezzanotte, ho controllato le mail e ne ho vista una di Y Combinator. Sapevo già cosa significava, l’ho girata ai ragazzi del team e mi sono rimesso a dormire. Mi sono poi svegliato verso le 5 del mattino (orario standard oramai) ed ho visto un messaggio di Daniele che mi diceva che mi avrebbe aspettato allo Starbucks verso le 7.

Non so bene cosa sia successo durante la notte, so solo che tutti i cattivi pensieri del giorno prima avevano lasciato il posto ad un sentimento nuovo, di rivalsa e di spinta a fare ancora di più, ancora meglio. La mia preoccupazione era per il team, come avrebbero reagito alla notizia? Come avrebbe reagito Daniele? Non navigavamo di certo in buone acque e dopo molti sacrifici credo proprio che tutti noi avessimo bisogno di una buona notizia.

Doccia e poi a piedi verso lo Starbucks… dove trovo Daniele intento a lavorare, intento a cercare di correggere un bug che avevamo notato ieri, poco prima che iniziasse l’interview. Dove mi diceva che era lì dalle 5 oramai e mi faceva vedere la nuova finestra di dialogo che avremmo potuto usare per collegarci ai dispositivi via WiFi e diagnosticare anche gli eventuali problemi.

E lì ho capito.

Ho capito che per quanto disastrosa fosse stata la nostra esperienza con Y Combinator in realtà è stata la cosa migliore che poteva capitarci. Ho visto in Daniele prima e negli altri membri del team poi la volontà di rivalsa, la voglia di riscatto e sopratutto la consapevolezza di essere impegnati in qualcosa di veramente grande… indipendentemente dall’opinione che qualcuno può darti in 10 minuti.

“Daniele, adesso godiamoci la nostra vacanza in Silicon Valley” è stata l’unica cosa che mi sono sentito di dirgli in quel momento… e così è stato. Abbiamo passato diversi giorni in California, un po’ a visitare alcuni luoghi mitici che oramai dopo averli visti e sentiti così tante volte ci sono apparsi quasi famigliari… abbiamo fatto gli stalker in luoghi ed a persone che non possono essere riportati in questo articolo 🙂 … ed abbiamo anche parlato molto di Creo e di Y Combinator.

Apple HQ

L’esperienza insegna

Abbiamo passato moltissimo tempo a scrivere codici incredibilmente complessi, abbiamo prodotto più di mezzo milione di righe di codice, eravamo talmente immersi in tutto questo marasma di numeri e simboli che stavamo perdendo il reale significato del perché lo stessimo facendo. Il prodotto.

Abbiamo deciso di creare un prodotto così complesso come Creo non tanto per la volontà di scrivere tonnellate di codice, quanto invece per dare la possibilità a chiunque di poter scrivere applicazioni. Y Combinator, forse in un modo un po’ brutale ma comunque molto efficace, ce l’ha fatto ricordare. Tutti i nostri sacrifici, per quanto grandi e per quanto profondi, dovevano essere focalizzati verso uno ed un solo obbiettivo… arrivare ad avere un prodotto sul mercato. Cosa che per quanto bravi fossimo stati, in quel momento non avevamo.

Y Combinator è stata la spinta giusta al momento giusto. Abbiamo deciso di non fare più apply fino a quando non avessimo avuto un prodotto finito e visto come stanno andando le cose è stata la decisione migliore che potessimo prendere. Per un prodotto così tanto complesso come Creo è sempre stata un’impresa fare delle previsioni, i problemi che sembrano insormontabili, le nuove tecnologie che cambiano tutto dall’oggi al domani sono sempre dietro l’angolo e per questo rappresentano una sfida enorme, sopratutto per un team ristretto come il nostro. Ma oggi come oggi siamo molto vicini al prodotto finito e credo proprio di poter dire che questa spinta ce l’abbia data Y Combinator.

Ci riproveremo a fare l’apply con loro, perché ancora oggi sono convinto che il loro programma di mentoring abbia un valore inestimabile, non paragonabile nemmeno ai soldi che ti potrebbero dare. Ci riproveremo però quando avremo un prodotto sul mercato, con una base di utenti vera e con numeri che non si possono confutare.

Go off and do something wonderful.

Questa frase di Robert N. Noyce l’ho letta dentro al museo Intel a Santa Clara e mi ha fatto riflettere molto. Sembra quasi che oggi il compito delle startup sia quello di riceve più soldi possibile, nel minor tempo possibile ed a tutti i costi… piuttosto che creare il miglior prodotto possibile e cambiare la vita delle persone. Noi perché siamo venuti qui? Per il soldi? Si i soldi sono importanti e 120.000$ in quel momento ci avrebbero fatto comodo… ma più che altro noi ci siamo imbattuti in quest’impresa per un solo ed unico scopo. Per creare qualcosa di veramente grande in grado di cambiare lo status quo.

Non ci rimane che farlo a questo punto, non ci rimane che “go off and do something wonderful”.

Y Combinator’s most frequent questions

  1. What are going to do?
  2. Potential Users?
  3. Obstacles in your path?
  4. What’s wrong with existing options?
  5. How you’ll overcame the barriers that allow existing options to stay bad?
  6. Who needs what you’re making?
  7. How do you know they need it?
  8. What are they doing now?
  9. What makes you different from existing options?
  10. Why isn’t someone already doing this?
  11. What obstacles will you face and how will you overcame them?
  12. How will customers/users find out about you?
  13. What resistance will they have to trying you?
  14. How will you overcome that resistance?
  15. What are the key things about your field that outsiders don’t understand?
  16. What part of your project are you going to build first?
  17. Who is going to be your first paying customers?
  18. If your startup succeeds, what additional areas might you be able to expand into?
  19. Why did you choose this idea?
  20. What have you learned so far from working on it?
  21. Six months from now, what’s going to be your biggest problem?